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Alta Moda, allestita nella sala delle colonne dal 7 maggio al 13 settembre 2010, intende valorizzare alcuni straordinari pezzi dell’archivio privato di Patrizia Fissore, affermata stilista di biancheria intima e costumi da bagno. Sulla scia della tradizione di famiglia che fondò la Faber, azienda leader del mercato per decenni, con il suo memorabile e spiritoso marchio disegnato da Armando Testa, la Fissore è collezionista di abiti e accessori di altissimo livello, con un’attenzione particolare alla biancheria: guêpières e reggiseni, mutandine di pizzo, ma anche calze, sete e pizzi, oltre a cappellini, accessori e alcuni abiti da sera degni di un museo.
L’esposizione si apre con un corpino del 1890 di Charles Frederick Worth, primo vero Coutourier parigino che ha vestito i membri delle case reali europee, dell’alta società internazionale e grandi dive quali Eleonora Duse e Sarah Bernhardt, e si chiude con alcune geniali invenzioni degli anni ottanta del Novecento di Gianni Versace. Tappe salienti del percorso espositivo, che documenta quasi un secolo di storia della moda, sono poi i preziosi abiti Delphos di Mariano Fortuny, originariamente progettati per essere indossati come vesti da casa e che divennero uno dei simboli della rivoluzione vestimentaria femminile dell’epoca; i charleston degli anni ’20, gli elegantissimi abiti da sera dal sapore cinematografico di Maggy Rouff, di Christian Dior e di Pierre Balmain e la moda da giorno di Chanel, Balenciaga e di Emilio Pucci. Alcune eccellenze: l’Abito da cocktail di Christian Dior in broccato con motivi floreali orientali ottenuti con fili oro Dacron, secondo uno stile che Dior inaugurò nel 1953 in seguito alla creazione di un ufficio licenze e all’apertura del Daimaru Dior Salon in Giappone (cat. n. 29); il Tailleur nero diCristobal Balenciaga appartenuto a Irene Galitzine (1916- 2006) dalle tradizionali linee severe ed essenziali (cat. n. 21); l’Abito rosso arancio del 1973 di Pierre Cardin, in seta con grandi ricami geometrici nella parte inferiore particolarmente emblematico dello stile d’avanguardia che ha contraddistinto le collezioni di Cardin degli anni settanta, con espliciti riferimenti all’Optical art e allo spazialismo (cat. n. 39); i Corpini di Paco Rabanne in alluminio dorato che fecero gridare allo scandalo Chanel: "Questo non è un sarto, ma un metallurgico"(cat. n. 33-34); il Cappotto-Mantello di Koos Van Den Akker, grande ricercatore di accostamenti di materiali, in mohair rosso fuoco con inserti stampati (cat.n. 41).
La selezione dei 60 esemplari esposti, da un fondo di oltre 200 pezzi, fornisce in modo esemplare i codici di un linguaggio chiamato moda, espressione del gusto di un’epoca di straordinaria mutevolezza: il Novecento. Un secolo, questo, che fin dall’inizio diffonde un nuovo modello di vita; tutto cambia rapidamente, si impara a volare, a telefonare, a fotografare, a filmare, in un contesto vorticoso all’internodel quale anche la moda muta rapidamente, incrementata dall’imponente sviluppo dei mezzi di comunicazione che producono una grande varietà di messaggi innovativi. L’abito diventa allora l’interpreteprincipale e, certamente, il più popolare di questa evoluzione di linguaggi, di gusti, straordinario strumento per comprendere in modo sintetico lo stile di un intero secolo, tra vicende storiche e movimentiartistico culturali.
Massimiliano Capella
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